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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


19 agosto 2005

Emergenza Uranio Impoverito: vite spezzate, notizie censurate

Riprendo la news di iosonolaico di qualche giorno fa, perchè l'argomento è davvero forte e importante, da rifletterci su.
La morte, a quarantanni, per colpa dell'uranio impoverito. D'Angelo compare nella lista delle vittime per tale problema redatta dal Ministero della Difesa. Non è il primo ad aver patito tale sofferenza e morte, e non sarà l'ultimo. L'occasione dell'anniversario della sua morte, avvenuta appunto l'otto agosto 2003, ci invita a riflettere, parlarne, scriverne. Perchè, soprattutto, in pochi ne parlano. Qualche settimana fa un'inchiesta del Gds fu ghiacciante: in Sardegna, fra l'altro, il livello di protesta e guardia per la questione dovrebbe essere ancora più alto, dato che tutti i sardi ricordano la vicenda di Valery Melis, ragazzo morto per l'uranio impoverito, completamente abbandonato dallo stato italiano, privato dei soldi e delle cure necessarie per fare i giusti e forse utili (non lo sapremo mai) tentativi per trovare la salvezza. Come leggiamo nel web failacosagiusta, il soldato Melis morì a causa di un micidiale linfoma di Hodgkin causato dall'inalazione di polveri del famigerato uranio impoverito. Agghiacciante leggere quanto riporta un altro sito, peacereporter, sulla vicenda del soldato Melis. Nella news  del 24-10-04 subito dopo la sua morte, scopriamo che "solo grazie a una colletta di solidarietà i genitori di Valery hanno potuto pagare il trapianto di midollo di cui il ragazzo aveva bisogno. Ma non bastava. In Italia non ci sono le strutture adatte per curare la sua malattia: doveva andare negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Ma questo sarebbe costato molto. La famiglia Melis ha allora insistito perché i vertici militari riconoscessero a loro figlio lo stato di servizio, così da poter pagare le spese. Niente".
 La manifestazione a Cagliari per il soldato Melis, mentre chi di potere o non c'era o dormiva (foto da www.pieroruzzante.it)


Stessa storia per Sergio D'Angelo, citato dall'articolo di Falco Accame, un ex ufficiale e attualmente presidente dall'ANAVAFAF (Associazione Nazionale Assistenza Vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti), il quale inoltre aggiunge:
Non credo che i militari italiani abbiano ricevuto e ricevano tuttora l'assistenza dovuta e in particolare che essi siano stati sottoposti a rigorosi controlli non solo prima, e dopo la missione, ma anche negli anni successivi (perché gli effetti del DU si verificherebbero dopo 10-20 anni). La quasi totalità dei militari colpiti da patologie gravissime si è dovuta curare a proprie spese perché non è stata riconosciuta loro la causa di servizio. Alcuni genitori di questi soldati hanno speso delle somme anche superiori ai cento milioni per curare i loro figli e nei casi più drammatici di morte si sono addossate le spese dei funerali. Ricordo che il ministro della difesa pro tempore On. Mattarella negò che l'uranio era stato impiegato in Bosnia e che di conseguenza non potevano attribuirsi cause di servizio per contaminazione da uranio ai reduci dalla Bosnia.
Un problema molto grosso, le cui vittime purtroppo sono più di quante si possa pensare. Ma lo stato e i media si ricorda solo delle vittime di Nassirya. Per carità, anche loro da rimpiangere e rispettare, morte ingiustamente e troppo giovane per lasciare questo mondo. Ma vittime "strumentalizzate" dalla destra per ricoprire di gloria e sangue italiano la missione Antica Babilonia in Iraq: solo chi muori ammazzato dai terroristi è un morto apprezzato. Chi invece ci lascia le penne per negligenza di chi fabbrica, fornisce proiettili, e pure di chi questi proiettili li compra, non è degno non solo di alcun bagno mediatico, ma neanche di qualche lira e assistenza dallo stato.
Forse, pensiamoci bene, per nascondere i difetti e le colpe di qualcuno. Il che, da italiani quali sono, ed essendo italiani i soldati Melis e D'Angelo e tante altre vittime dell'UI, dovrebbe indignarci.




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19 agosto 2005

Il rapporto fra blog e primarie: blogger per le primarie e la partecipazione collettiva alla politica

Iosonolaico cerca sempre di offrire ai lettori qualcosa di interessante sulla cultura, l'attualità, la politica: un argomento che spesso abbiamo trattato, perchè considerato importante e molto vario, è di sicuro quello delle Primarie del centrosinistra. L'iniziativa più interessante è senz'altro quella del blog "blog per le primarie", cui anche questo indirizzo è registrato, e che si occupa di pubblicare e diffondere i contributi più interessanti degli iscritti sull'argomento.
 
L'invito e il consiglio ai lettori è quello di visitare il blog per le primarie cliccando sul link qua sotto.

http://blogperleprimarie.ilcannocchiale.it/ 

Di particolare interesse sono i contenuti dei vari blog, alcuni dei quali riformisti (http://mietzsche.ilcannocchiale.it/), altri più a sinistra (http://poverobucharin.ilcannocchiale.it/).

Il blog è seguito ma servirebbe una ulteriore spinta: perchè le primarie sono un bagno di democrazia.


www.iosonolaico.ilcannocchiale.it
http://blogperleprimarie.ilcannocchiale.it/




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19 agosto 2005

Sulle primarie: dal voto a Bertinotti all'idea di un partito unico, vero e comunista

Credo sia giunto il momento di fare un po' d'ordine. Il mio argomento sulle primarie, nonostante il timido interesse direttamente sul mio blog, ha suscitato quasi una decina di commenti nella piattaforma dei "bloggers per le primarie". Il che ovviamente mi spinge a dire di più.
In una recente intervista concessa a l'Espresso, il leader di Idv Antonio Di Pierto lanciava accuse di utopia o (peggio) fantapolitica nei confronti dei segretari Verdi e Prc Pecoraro Scanio e Bertinotti. E nel frattempo diceva che la persona da lui più stimata era Mastella.
Il fatto poi che Mastella sia il più democristiano della coalizione, e che alla caduta della Dc Antonino avesse contribuito (giustamente, lo ringraziamo ancor'oggi) in prima persona come magistrato, non gli passa neanche per la testa. E uno che considera un'ambientalista e un comunista degli elementi carichi di utopia irrealizzabile (fantastico: dice che il mondo poco inquinato è un giardino dell'Eden...meglio l'America che non firma Kioto?) si dice pure "protettore" della questione morale. Meditate, anzi mediatimo.
Il secondo punto che vorrei toccare è che la visione di un partito unitario della sinistra "falce e martello" non è un'utopia: in Germania, e potete leggere nel mio blog qualche nota, è stata fatta un'iniziativa del genere e gli elettori dei left-parties tedeschi ne sono entusiasti. In Italia invece, la terra del conformismo, abbiamo ancora oggi due diverse coalizioni che richiamano i propri ideali agli anni del comunismo togliattiano e berlinguerano: fare un accordo fisso e duraturo no vero?
Unire i propri partiti attraverso un nuovo soggetto politico che non cancelli la parola comunista in quanto questa è oggi ancora sinonimo del disagio giovanile e (anche degli adulti) di una parte della società che vuole cambiare veramente il paese. Non è male l'idea vero?
Basterebbe essere un poco meno "italiani": pensare che il Pci era il più grosso partito di ispirazione marxista d'occidente, e che in tanti ancora oggi criticano la scelta di Occhetto con "la cosa" e la trasformazione in Pds. Quanti elettori del partito di Fassino (D'Alema) voterebbero questo nuovo soggetto? Quanti si sentono ancora comunisti, ma votano la quercia in nostalgia del vecchio partito di massa?
Credo che unirsi al Pdci sarebbe un'ottima prospettiva per Rifondazione: aiuterebbe a far sentire di più, in Parlamento e nell'Unione, la voce dei comunisti e a ridurre di un po' il numero di partiti italiani. Continuare a rinfacciarsi scelte diverse compiute sette anni fa, questo sì che è utopico: forse sbagliò Bertinotti a mollare il governo, forse sbagliò Cossutta a mollare il partito. Due secessioni che francamente oggi mi sembrà anche infausto ricordare.
L'idea di un partito comunista di nuova fondazione, che rivendichi come sue le vie di Togliatti, Berlinguer e Natta, tralasciando invece quelle di Occhetto e D'Alema, attiarando a sè una buona parte dei voti diessini, permettendo di diventare nuovamente un partito di massa inserito in un gioco democratico. E' la visione di un giovane sognatore forse.
Una tirata d'orecchie a entrambi: a Bertinotti per le parole di sfida e astio espresse nei confronti dei cossuttiani al congresso di Venezia, a Diliberto perchè ha mostrato di preferire votare Prodi a Bertinotti. Sarà fantapolitica, ma il voto al segretario Prc darebbe il segno di quante persone sono d'accordo con la mia idea di unità comunista. E a sinistra, con le parole, non sono in pochi questi elettori.
Ma credo che ancora oggi ci si debba vergognare di essere spaccati in due partiti. E di chi sia la colpa della spaccatura, non importa. Urge decisamente compiere questo matrimonio, non a fini di raggiungimento dello sbarramento per entrare in Parlamento, ma in maniera duratura ed efficace. Ai lettori il microfono sulla questione.


















Enrico Berlinguer, rimpianto segretario dei comunisti dello Stivale




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19 agosto 2005

Viaggio telematico verso la laicità e le sue vie

Data la ottima discussione sulle questioni laiche e sui matrimoni fra persone dello stesso sesso, ingerenze della Chiesa e comportamento dei vari partiti su queste questioni, suggeriamo al Lettore dei link su questi argomenti...

www.anticlericale.net            
www.uaar.it         Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti
www.chiesavaldese.org
www.arcigay.it     The Italian Gay Association
www.rifondazione.it   Partito della Rifondazione Comunista
www.comunisti-italiani.it  Partito democratico dei Comunisti Italiani
www.dsonline.it  Democratici di Sinistra
http://www.arpnet.it/laisc/  Comitato Torinese per la Laicità della Scuola
http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dibattiti/laicita/ Associzione dei Costituzionalisti
www.unita.it  L'Unità, giornale dei Ds diretto da Antonio Padellaro
www.liberazione.it Organo ufficiale di Rifondazione Comunista
www.radicalidisinistra.it  Radicali di sinistra
www.lucacoscioni.it  Associazione Luca Coscioni
www.calogeromartorana.it/laicita.htm  Come si "misura" la laicità in Italia?
www.espressonline.it  Il settimanale L'espresso

www.radicali.it  I Radicali 
www.comitatoreferendum.it           Comitato per il Sì ai Referendum
www.ilmanifesto.it  Il quotidiano "il manifesto"
www.socialisti.net Sito di ispirazione socialista riformista
www.avanti.it  Organo del Nuovo Partito Socialista Italiano

Fateci qualche giro. Su questi siti e testi al loro interno, e fateci sapere.




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19 agosto 2005

Sul matrimonio gay

La Spagna approva i matrimoni e le adozioni per i gay
Un milione in piazza appoggiano la storica decisione

La rabbia del Vaticano
Il parlamento spagnolo ha approvato il 30 giugno scorso in via definitiva, e dopo la bocciatura al senato, la proposta di legge del governo Zapatero, che modifica 16 articoli del codice civile, e autorizza i matrimoni gay e il riconoscimento del diritto di adozione per le coppie omosessuali. La nuova legge prevede anche procedure più rapide per la richiesta di divorzio e, per combattere la violenza sessuale contro le donne, la promozione di tribunali ad hoc e un super procuratore che si occupi dei casi.
L'approvazione della legge, tanto osteggiata dalla destra cattolica, dalla Conferenza episcopale spagnola e dal Partito popolare (Pp), è stata salutata e sostenuta da un'oceanica manifestazione di piazza a Madrid, il 2 luglio, di circa un milione di persone; molte le delegazioni di altri paesi europei accorsi nella capitale per l'annuale Gay pride che cadeva proprio due giorni dopo il sì della Camera spagnola. Un enorme corteo che si è protratto per tutta la notte con concerti e spettacoli, con oltre venti carri allegorici. Una forte risposta ai virulenti e inaccettabili attacchi dei prelati e della destra spagnola e ai velenosi strali lanciati dal Vaticano. Una vittoria per i sostenitori che ha un'altra valenza storica: la Spagna è il 4° paese, dopo Olanda, Belgio e, da pochi giorni, il Canada ad avere una legislazione avanzata che riconosce gli stessi diritti civili alle coppie gay come alle eterosessuali in fatto di pensioni, eredità, adozioni, ma è il primo paese a maggioranza cattolica.
Zapatero l'ha presentata come una legge che "è un passo avanti sulla strada della libertà e della tolleranza". Sicuramente si contrappone a quell'oscurantismo religioso e alla repressione poliziesca in vigore in Spagna che per una legge del 1979 permetteva arresti, violenze, persecuzioni e terapie "riabilitative" agli omossessuali o presunti tali.
La destra cattolica sonoramente sconfitta, non rinuncia a dare battaglia. Dopo la manifestazione organizzata dagli oppositori alla legge, del 18 giugno scorso, il "Foro espanol de la familia" sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare "in difesa della famiglia e dell'infanzia" per ripristinare gli articoli del Codice civile modificati dalla nuova legge.
Il Pp che aveva sfilato in piazza insieme ai vescovi più conservatori e al movimento delle famiglie cattoliche, al momento del voto decisivo, al suo interno si è creata una frattura: vi era un'ala più favorevole al voto per i matrimoni gay ma non sulle adozioni. Infine è valso il richiamo alla disciplina di partito del portavoce parlamentare Edoardo Zaplana per votare contro. Il presidente del Pp Rajoy, vicino ad Aznar, ha minacciato di ricorrere alla Corte costituzionale.
Non si è fatta attendere la reazione rabbiosa del Vaticano; tramite l'"Osservatore romano", suo organo ufficiale, ha bollato la legge del governo spagnolo come "nuovi e violenti attacchi alla famiglia", "avvilente sconfitta dell'umanità". Una legge che va sicuramente in controtendenza rispetto al diktat arrogante e perentorio di papa Ratzinger sui valori cristiani della famiglia e della vita e alla pesante ingerenza della chiesa cattolica negli affari di Stato. Una separazione necessaria, ha ribadito la portavoce del Felgt (Federazione spagnola di lesbiche, gay, transessuali) mentre un cartello delle molte comunità dei cristiani di base presenti alla manifestazione sottolineava "Cristo non discrimina, la gerarchia sì", per riaffermare come cattolici la loro libertà di pensiero.
da PMLI - 13-07-05




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19 agosto 2005

L'estate dei disastri: io non mi sento italiano

Non è che sia stata proprio un'estate accattivante e indimenticabile. Eventi mediatici? I matrimoni di Totti e Ricucci. Manco fossero Enrico VIII d'Inghilterra. E' stata l'estate dei disastri, perchè ancora una volta l'umanità mostra la sua malvagità e fragilità. L'uomo ha o no le capacità di vivere in pace?
Forse sembrerò un filosofo liberale inglese, ma non credo. Ormai suppongo che l'uomo sia fatto per attaccare i propri simili. Gli attentati di Londra, quelli in Egitto, e le tante morti, da entrambi i lati, a Baghdad: ma quando sono morti venti bimbi irakeni, le prime pagine non hanno dedicati più di mezza colonna all'evento. Evidentemente il sangue (per qualcuno) varia a seconda della provenienza: e si credono, quelli che vanno orgogliosi di essere "occidentali", di avere un che di migliore nelle proprie vene. Come se il flusso sanguigno d'un italiano fosse superiore a quello di un musulmano. Tristezze della vita. E' come quando in una metro di una grande città. una donna (sulla media, milanese) non si siede fino a che da posto accanto a quello libero non se ne va l'extracomunitario. Stiamo crescendo come un popolo xenofobo e razzista. Strano che i nostri Le Pen non avanzino.
Cadono gli aerei e non ci scandalizziamo. Quando è caduto l'Atr a Palermo, grandi lacrime. Quando sono caduti gli altri, piccoli servizi nei Tg fra una velina e l'altra. E va bene che di patriottismo non se ne può fare a meno, ma almeno cercare di salvare la faccia: non pensiamo solo a noi stessi. Come rivelava ieri il Gds, gli italiani non hanno paura di volare: io personalmente ho preso quattro aerei quest'estate, e non ho avuto un briciolo di paura. Sapete perchè? Perchè è più probabile che un pazzo in strada di speroni dopo un drink di troppo che il fatto che cada il nostro mezzo di volo.
Mi sembra che le parole di Giorgio Gaber siano ancora oggi le più eloquenti: io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.




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18 agosto 2005

La storia di un Presidente Operaio

Non si fanno conti in tasca (money)
a El Presidente

E' una storia già sentita (mentira)
e poi non è importante
Le lobby e gli interessi (offshore)
sono l' invenzione
Di quei giornalisti(audience)
e dell' opposizione
Non dovete usare leggi(impeachment) contro El Presidente
Le minacce di un complotto (golpe)
vanno prese serianmente
Il suo volto per la strada è sicurezza e garanzia
Di chi con i suoi uomini cammina sulla via
Del Miracolo Economico che trasmetterà
Il segno di El Presidente sulla società
El Presidente,lo sai, vede,provvede, non sbaglia mai!
El Presidente, lo sai, con la sua squadra risolve i guai!
Non potete dare colpe (alah)
a El Presidente
Per ogni problema (trust) lui è qui presente
Il nostro Presidente (caid) è uno che lavora
Con la Democrazia,(freedom)il pubblico lo adora!
Le promesse che ci ha fatto rappresentano la sfida
Di un Paese che in passato ha conosciuto la deriva
Date solo un po' di tempo per il risultato
Chi lo ha sostenuto verrà ricompensato
El Presidente,lo sai, vede,provvede,non sbaglia mai!
El Presidente,lo sai,con la sua squadra risolve i guai!
Ogni guerra è santa (war) per il suo Ideale
Ogni causa è giusta (right war) per il suo giornale
Per la tua casa nuova c'è la sua immobiliare
E la sua finanziaria per le rate da pagare
I cinema proiettano ogni film di El Presidente
Nel centro commerciale trovi il saldo conveniente
Sul campo la sua squadra di frequente è la vincente
Nei sondaggi la fiducia è consistente

El Presidente OPERAIO
El Presidente NOTAIO
El Presidente INSEGNANTE
El Presidente CANTANTE
E' ALLENATORE
E' GIOCATORE
AMBASCIATORE
IMPERATORE
El Presidente PETROLIERE
El Presidente CONSIGLIERE
El Presidente SOLDATO FILOAMERICANO
El Presidente PACIFISTA

EL PRESIDENTE KOMUNISTA !

AMA IL TUO PRESIDENTE!

Modena City Ramblers - da
angolotesti




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17 agosto 2005

La Chiesa valdese: come è organizzata? democraticamente

No. Essi sanno bene, come la storia chiaramente ci mostra, che il potere e l’autorità assoluti del vescovo di Roma si costituirono gradatamente nel tempo, in connessione con varie situazioni e vicende del mondo occidentale, a partire dai primi secoli dell’era cristiana, fino ad assumere la consistenza che hanno oggi. Infatti le Chiese d’oriente, dette ortodosse, già prima della Riforma, nel 1054 si separarono da quelle d’occidente, rifiutando il potere giurisdizionale del papa che voleva estendersi anche su di esse.

La Chiesa valdese non solo non riconosce su di sé l’autorità del papa romano, ma non ha al suo interno alcuna specie di papa, perché non è strutturata in modo gerarchico con un capo terreno al vertice, bensì con un ordinamento sinodale-assembleare in cui tutti i membri di chiesa (laici) e i loro ministri hanno uguale dignità e potere. Solo per dare un’idea di questa differenza strutturale, potremmo paragonare la Chiesa cattolica-romana ad una monarchia assoluta, mentre le Chiese evangeliche, compresa quella valdese, sono organizzate come una moderna democrazia assembleare, parlamentare e repubblicana.
I Pastori valdesi possono sposarsi?
Sì. Gesù stesso non ha proibito ai suoi apostoli di tenersi la propria moglie e gli scritti del Nuovo Testamento consentono anche ai vescovi e quindi a tutti i ministri di Cristo di sposarsi (vedi: I Corinzi 9/5; I Timoteo 3/1-7; Tito 1/5-6). Questo perché nella Chiesa apostolica non c’era alcuna differenza di grado fra "clero" e "laici", come non c’era alcuna discriminazione né di sesso, né di razza, né di nazionalità, né d’altro, in quanto tutti erano sullo stesso piano di grazia e di vocazione, anche se si distinguevano i loro compiti. Così, non c’era alcuna gerarchia e tutti indistintamente costituivano un "sacerdozio regale": in quanto uniti al medesimo Signore e Salvatore, ricevevano da Lui dignità e funzione sacerdotali, che erano chiamati ad esercitare nel servizio da rendere a Dio e al prossimo in tutta e con tutta la loro vita.
Perciò nella Chiesa valdese i pastori non sono chiamati in senso particolare "sacerdoti", perché non sono dei mediatori tra Dio e i fedeli, dato che siamo tutti nella stessa condizione di figli di Dio in Cristo e quindi fratelli; e il ministero pastorale non è prerogativa maschile, ma vengono consacrate a questo servizio anche delle donne. Inoltre la predicazione viene fatta anche da credenti che non sono pastori, ma hanno i doni per tale compito.

da  www.chiesavaldese.org




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17 agosto 2005

Il governo degli schiaffi, i media della non informazione

In appena un giorno, per l'ennesima volta le parole del premier scatenano polemica. Tuttavia, il bello dei nostri media è che questi riportano le frasi astiose fra alleati (a destra) sempre con un tono quasi da rimprovero con dispiacere o con un tono rassicurante tipo "vabbè tanto si vogliono bene". Mentre quando queste cose accadono dall'altra parte della barricata, ecco che si sentono i vari presentatori tutti incravattati a perdersi in frasi bibliche tipo "caos/ancora bufera nel centrosinistra". Evviva l'imparzialità e la coerenza. Detto della totale non esposizione mediatica del concetto della reale crisi della destra italiana, cosa è successo veramente? Per l'ennesima volta, Silvio esagera: si proclama il leader, indiscusso della coalizione. Anzi, "chi non ci sta, avrà il benservito!". Hai visto come è omogenea la Casa delle (poche) libertà? Allora, dato che ai democristiani il verbo "to lead" sta davvero nel sangue (eredità del regime cattolico dell 900), ecco che mica Follini ma Casini si ribella: il tutto va ridiscusso. Nel senso che, spiega meglio il Presidente della Camera, non c'è ancora tutto di definitivo. Almeno l'analisi che mister capello bianco è realistica: gli elettori ci hanno abbandonato. Ma perchè, alle regionali e (dopo un mese) alle provinciale che avevano fatto gli italiani?
L'Italia aveva messo la freccia per la svolta a sinistra. Poi a sinistra, come al solito, c'è qualcuno (vedi mister cicoria alias
Rutelli) che gli ostacoli li mette perchè proprio, come diceva Maltese su Repubblica tempo fa, la sinistra vuol fare di tutto per perdere. Ma pian piano la coalizione sta limando le distanze, se non fosse per le polemiche e il (?) coinvolgimento dei riformisti chez D'Alema in certi strani affari con Unipol Assicurazioni. Tutto questo ovviamente scatena sempre allarmi da massima allerta presso i telegiornali privati e (che è più grave) pubblici. S'è perso totalmente il senso della politica. A partire da chi comanda/lavora in Rai. E la vicenda dei secoli trascorsi prima di definire i quadri in Rai?
E si lamentavano, Landolfi e Berlusconi, che
l'Unione non dicesse mai di sì. Per forza, mister La Certosa proponeva sempre dei suoi luogotenenti.
La sostanza è che, anche se non ne parla nessuno, il paese è alla rovina: anche se c'è stata una lieve (issima) crescita del Pil, i dati parlano chiaro: inflazione galoppante, crescita zero. Andiamo bene! Per capire come va lo Stivale, stiamo attenti, ci basta tuttavia solo un dato: il portafoglio vuoto di tutti noi.
Qualche soluzione possibile? I politici non servono per questo? A me (e penso a molti) basterebbe che si dimezzassero lo stipendio e dessero quei soldi alla nostra società e ci fosse una grossa (dico grossa) lotta contro l'evasione fiscale. Non è certo questo che basta a rimettere in piedi il paese, ma è una buona base su cui lavorare.
Speriamo che, oltre a cucire stemmi e gonfiate parole addosso a Berlusconi, un giorno i Tg Rai ci dicano davvero che l'Italia è in stampelle: per evitare la sedia a rotelle, correggiamo i difetti degli italiani. Solo dopo aver licenziato, tramite il voto, questa destra incapace e carnevalesca.




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17 agosto 2005

La sigaretta senza tabacco? possibile. Dedicato ai fumatori

E' un semplice tubicino in plastica con un corpo riscaldante ed un filtro contenente nicotina. Sarà lanciata, per la prima volta al mondo, sul mercato svizzero e disponibile in vari aromi probabilmente dall'anno prossimo


 
La nicotina continuerà ad esserci, ma sarà l'unica cosa in comune con le sigarette normali.
La prima, senza fumo e tabacco, sta infatti per essere lanciata, per la prima volta al mondo, sul mercato svizzero.
La nuova sigaretta - prodotta dall'azienda NicStic, situata nel Cantone tedesco di Zug - è composta da un tubicino in plastica con un corpo riscaldante ed un filtro contenente nicotina.

DIVERSI AROMI
Sul mercato sarà disponibile in diversi aromi ed il prodotto dovrebbe essere in vendita l'anno prossimo, ha annunciato NicStic, citata dai media elvetici. Dal momento che il prodotto non rientra nella legge sui farmaci «non è necessaria la nostra approvazione per la sua introduzione sul mercato», ha spiegato una portavoce di Swissmedic, l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici. L'azienda produttrice ritiene che la sua «sigaretta» consentirà ai fumatori di consumare nicotina senza causare danni agli altri o a se stessi.

CAUTELA DEGLI ESPERTI
Più cauti gli esperti dell'Istituto svizzero di prevenzione dell'alcolismo e delle tossicomanie (Ispa): «Conosciamo il prodotto solo in teoria.
E in teoria se non vi è tabacco che è bruciato, il prodotto è meno nocivo da un punto di vista dei rischi per la salute», ha detto la portavoce Janine Messerli.
L'Ispa ritiene inoltre che vi sia un miglioramento per quanto concerne il fumo passivo.
«Come Istituto di prevenzione critichiamo però la presenza della nicotina, che è la sostanza che crea dipendenza», ha precisato.
Inoltre - ha aggiunto Messerli - non si conoscono gli effetti che gli aromi usati possono avere sulla salute.

da Panorama




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17 agosto 2005

Forattini e la legge quaranta

[Mascalzonate di Panorama n. 24, 10/06/2005 ]




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17 agosto 2005

Mettersi a rubare dei chewing gum

La passione per il chewing gum li ha traditi. Davanti a quei pacchetti colorati di gomme americane non hanno saputo resistere e, dopo averli presi, sono scappati dimenticandosi di pagare. Ma la distrazione non è passata inosservata e il blitz è costato caro a due giovani di Villaspeciosa (Cagliari), 23 e 25 anni, che poco dopo sono stati individuati e rintracciati dai carabinieri della stazione do Decimomannu e denunciati in stato di libertà per furto. I due giovani, secondo la ricorstruzione fatta dai militari, quando sono entrati all'interno del locale Il Nilo erano ubriachi e non hanno esitato a prendere dal bancone dieci pacchi di chewing-gum, dandosi alla fuga.

dall'Unione Sarda di oggi (pag.22)


(foto Tonino Uscidda)




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17 agosto 2005

Per non dimenticare l'orrore di Hiroshima

60 anni dopo l'orrore di Hiroshima, dove persero la vita, a causa dell'incivile bomba atomica lanciata dalla civiltà (?) americana nel 1945, centinaia di migliaia di persona, la Rai propone uno speciale sull'argomento.
Lo segnalo e lo consiglio. Per accedervi, ecco il link qua sotto

TG1 STORIA - HIROSHIMA 60 ANNI ...
durata: 00:08


  

Azione indispensabile per far cessare la guerra? Senza la bomba, l'avrebbero senz'altro lanciata i giapponesi? Oppure, azione brutale, una sorta di terrorismo in uniforme e ufficiale a stelle e strisce?
Siete invitati ad inviarci il vostro parere, via mail o per commento, sulla questione dell'orrore della bomba atomica
iosonolaico






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17 agosto 2005

Ancora sul codice etico per la questione morale

Gli appoggi più espliciti al Codice etico sono venuti da Prodi e da Fassino. I leader della Margherita hanno invece mostrato freddezza, anzi ostilità: il segnale è sbagliato, hanno detto, giacchè significa che l'Unione ha bisogno di una legge speciale (non è esatto: per noi è un patto sottoscritto dai partiti dell'Unione) perché sennò non ci si può fidare troppo di essa. Qui la logica viene ribaltata: la gente pensa invece che coloro che sono ostili al Codice etico - composto da regole importanti, ma semplici e di buon senso - hanno la coda di paglia.

Chiti è a favore della proposta perché è contro l'antica piaga italica del trasformismo. Magari fosse solo trasformismo: qui è in vista un trasbordo massiccio non solo di persone che votavano Berlusconi e che hanno cambiato idea, e questo è bene; il male viene quando si tratta di persone con fedine penali sporchissime; ma allora è vero, l'aspirazione nazionale è di diventare la repubblica della malavita. Col Codice etico non si va lontano: è vero, è solo una premessa, senza la quale però non si fa alcun passo sulla via dell'incivilimento. Il Codice etico non basta: ma è ovvio e nessuno di noi sostiene che basti: deve essere solo la premessa del programma di governo e non il programma. Ancora: il Codice etico rischia di favorire il giustizialismo. Ma dove sta questo rischio? Quello che appare evidente è che i giudici onesti e coraggiosi sono stati osteggiati e combattuti con ogni mezzo - l'ultimo atto della tragedia è la norma studiata apposta per impedire a Caselli di dirigere l'antimafia, essendo la mafia un'istituzione benemerita ingiustamente perseguitata.

Sembra che buona parte dei nostri concittadini non si rendano conto - io temo che non vogliano rendersi conto - nell'abisso di vergogna in cui siamo caduti. Li esorto a leggere i principali giornali stranieri, specialmente quelli «moderati». Ed a riflettere soltanto su due episodi: Kohl, che ha dato un contributo decisivo alla riunificazione delle due Germanie, ha dovuto abbandonare la politica per certi finanziamenti illeciti al suo partito - un problema che oggi da noi fa sorridere ed è considerato irrilevante. Secondo. Conosco abbastanza bene l'America e so che molti intellettuali americani da prendere assai sul serio considerano Bush e, ancora di più, Cheney, personaggi senza scrupoli. Eppure hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco e dichiarare pubblicamente di approvare quella legge sul falso in bilancio in base alla quale due importanti manager sono finiti in prigione per anni: il fatto è che in America quelli che io chiamo gli anticorpi funzionano e sono numerosi, mentre in Italia - come diceva Alessandro Galante Garrone - sono «pochini pochini». Da noi il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato - uno dei tanti osceni provvedimanti ad personam.

Attenzione: non ci sono tre compartimenti stagni, economia, politica e morale: questa tesi, che ha una lunga storia nella cultura italiana, è pretestuosa e non trova riscontro nei paesi civili. L'Argentina che è entrata in una crisi gravissima dimostra che i tre compartimenti non ci sono e la corruzione ha travolto tutto, anche l'economia; e l'Argentina fino ad un tempo non lontano era un paese decisamente più ricco dell'Italia. Ora l'Argentina sta tentando di risalire la china, in mezzo a tremende difficoltà. Lula, il Presidente del Brasile, è andato in televisione ed ha chiesto ai suoi concittadini di perdonarlo per i fatti di corruzione che si sono avuti nel suo partito. Il predecessore fu cacciato a calci per lo stesso motivo. Il Brasile sta dunque meglio di noi.

Le recenti storie dell'indegno comportamento di Fazio, governatore della Banca d'Italia, e delle scalate, le Opa, di ogni colore politico, che giustamente Giuliano Amato ha definito un «inguacchio», completano il quadro, che è un incubo e che, cosa inconsueta per i quadri, emana un insopportabile fetore. Siamo in un abisso di abiezione e dobbiamo rendercene conto, altrimenti non possiamo attrezzarci per risalirlo. È qui il significato, che chiamerei drammatico, del Codice etico.

Amato: voglio rivolgergli un appassionato appello personale: dia una mano a Prodi nel varare il Codice etico, o un suo equivalente, e lo aiuti a imporsi sui suoi alletati; in particolare trovi il modo per separare drasticamente le scalate in cui sono coinvolti i Ds. Questo fine era del tutto estraneo alla loro elezione: sono stati eletti per fare gl'interessi della gente, e, in modo particolare, dei lavoratori. Dall'intervista che ha rilasciato a Repubblica del 12 agosto, Amato si dimostra molto sensibile al gravissimo problema dell'immoralità; dalle sue risposte appare chiaro che non approva quelle scalate; esprime la disapprovazione da politico ed ogni politico è anche un po’ diplomatico. Io che politico non sono parlo senza alcuna diplomazia e dico che quelle scalate, pur se lecite, sono semplicemente deleterie per l'immagine dei Ds. Convinca i suoi colleghi politici che è per il bene loro, anche se non immediato, e per il bene di tutti, prendere distanze ampie e convincenti; altrimenti politicamente si squalificano, amenterà la sfiducia degli elettori verso tutti i politici, e crescerà a vista d'occhio il partito, già maggioritario, dei non votanti.

Rimasi impressionato dall'appello lanciato da sei «moderati» sull'Eco di Bergamo il 18 dicembre 2001: non posso dimenticarlo e lo trasmetto a tutti gli amici che mi capitano a tiro. Diceva l'appello: ogni persona sensibile agli interessi generali e non solo al proprio interesse particolare deve mobilitarsi per contrastare il degrado politico in atto finchè si è in tempo. E ciò per evitare la maledizione delle nuove generazioni, quando capiranno e ci chiederanno perché non abbiamo reagito come dovevamo.

di Paolo Sylos Labini - dall'Unità




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17 agosto 2005

Tolti 36 punti dalla patente!

Due giorni fa, complice il Ferragosto, la notizia dell'automobilista umbro che è riuscito a farsi togliere dalla patente 33 punti in una botta sola si è conquistata un posto di riguardo sui tg nazionali. Risultato importante, anche se non da primato assoluto (imbattibili i 56 punti raggiunti da un neopatentato: proprio il recente rilascio dell'autorizzazione alla guida ha comportato il raddoppio della penalizzazione), conseguito forzando un posto di blocco e finendo per schiantarsi contro un'auto della polizia, mandando due agenti all'ospedale. La novità è che bisogna alzare l'asticella: a Cagliari, ieri mattina, c'è chi di punti è riuscito a farsene togliere 34. Con l'aggiunta di una sanzione da 2.535 euro, l'arresto e una condanna a un anno di reclusione. Da via Roma a SoleminisIl record va attribuito a Giuliano Sarritzu, nato a Quartu Sant'Elena 43 anni fa. Fermato da una volante della polizia alle 4 del mattino in via Roma per quello che doveva essere un normale controllo, si è visto contestare una contravvenzione seria: la sua Golf station wagon, infatti, risultava sottoposta a provvedimento di fermo perché tempo fa era stata trovata in circolazione senza copertura assicurativa. Il proprietario era stato nominato custode della propria auto. Sarritzu ha messo in moto all'improvviso utilizzando una seconda chiave e, dopo aver rischiato di travolgere gli agenti della squadra coordinata dal dirigente Luca Perrone, si è lanciato in una fuga furibonda per le vie cittadine, costringendo la pattuglia a seguirlo per i quartieri di Sant'Avendrace e Mulinu Becciu per poi imboccare - inseguito a questo punto da diverse auto della polizia - la statale 554, ignorare i semafori sincronizzati (ufficialmente) sulla velocità di 80 chilometri l'ora, speronare più volte le Pantere, esibirsi in una serie di manovre ad alta pericolosità e infine inoltrarsi a velocità folle nel centro abitato di Selargius. Infine l'uomo ha abbandonato la vettura e proseguito a piedi, per poi arrendersi, stremato, nelle campagne di Soleminis. Alcol e drogaTutto qui? Macché: Giuliano Sarritzu è risultato positivo all'etilometro e l'esame tossicologico ha accertato che aveva assunto derivati dall'oppio e benzodiazepina, una sostanza contenuta in diversi farmaci ansiolitici. Sommate le varie infrazioni (fra cui il mancato uso delle cinture di sicurezza), codice stradale alla mano, si arriva ai fatidici 34 punti. In base al codice penale, invece, la mezz'ora di ordinaria follia è valsa l'arresto a Giuliano Sarritzu: per lui si configurano le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato di beni dello Stato. Ieri mattina, processato con rito direttissimo, è stato condannato a un anno di carcere: la pena è stata sospesa per effetto del beneficio della condizionale.

17/08/2005
Nell'inseguimento da via Roma alle campagne di Soleminis l'uomo ha speronato apposta le volanti della polizia che lo inseguivano. Aveva bevuto e assunto droga, e non indossava le cinture.

 dall'Unione Sarda





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17 agosto 2005

Abu Mazen: «Inizia una nuova era»

«Andatevene in pace dalla nostra terra e tornate a farci visita come turisti e ospiti»: così il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha salutato i coloni israeliani in partenza da Gaza poiché la loro presenza in quest’area è illegale dalla mezzanotte del 15 agosto. «L'occupazione (israeliana, ndr) - ha continuato - finisce con un ritardo di 38 anni. Già nel 1967 avremmo dovuto trovare una soluzione. Però meglio tardi che mai. Oggi io vi dico: uscite dai nostri corpi perché con l' occupazione non è possibile vivere in pace». «Oggi - ha detto Abu Mazen - ci distacchiamo ma non ci separiamo. Siamo destinati a vivere sulla stessa terra come vicini, perciò dobbiamo collaborare e rispettarci a vicenda: è questa la base per l'inizio di una nuova epoca, migliore e più felice».

Il presidente palestinese ha poi avuto espressioni di apprezzamento nei confronti del premier israeliano Ariel Sharon. «Sinceramente - ha detto - io apprezzo gli sforzi di Sharon per realizzare il suo piano malgrado le resistenze nel suo partito e nella piazza israeliana. Se Sharon vuole che si imbocchi la strada per la pace io gli chiedo di fare in modo che questo passo (il ritiro, ndr.) non sia l'ultimo, ma che continui in Cisgiordania».

La gioia si propaga di casa in casa a Gaza. Tutti i palestinesi vogliono fare festa. In migliaia stanno festeggiando l'inizio delle operazioni di sgombero. Cortei si sono mossi tra Khan Yunis e Rafah, le due città palestinesi a ridosso del blocco di insediamenti ebraici di Gush Katif. Gruppetti di manifestanti si sono anche avvicinati alla colonia di Neve Dekalim ma sono stati fermati prima dai colpi esplosi in aria dai soldati israeliani e poi dall'intervento della polizia palestinese che ha schierato oltre 7 mila uomini vicino agli insediamenti ebraici per impedire scontri e violenze che potrebbero bloccare il ritiro di Israele.

«Doloroso ma necessario». Sharon spiega il ritiro in tv

In un discorso televisivo alla nazione il premier israeliano Ariel Sharon ha giustificato lunedì sera il ritiro da Gaza affermando che è doloroso ma vitale per lo stato di Israele e ha lanciato un appello ai palestinesi perché rispondano con «una mano tesa per la pace». Sharon ha detto di capire il dolore e «l'angoscia» dei coloni, costretti a lasciare le loro case, ma ha affermato che non è possibile per Israele «restare per sempre nella striscia di Gaza».

Rivolgendosi ai palestinesi ha affermato che su essi ora ricade «l' onere della prova» della loro buona volontà. «Essi - ha detto - devono combattere le organizzazioni terroristiche e dimostrare la loro volontà di pace per potersi sedere con noi al tavolo dei negoziati». «Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi: una mano offerta per la pace, o il fuoco del terrorismo». «A una mano che offre la pace - ha continuato Sharon - risponderemo con un ramoscello d'olivo. Ma se scelgono il fuoco, risponderemo con il fuoco, più severamente che mai». Rivolto ai cittadini israeliani Sharon ha concluso affermando che «oggi ci avviamo su una nuova strada che ha non pochi rischi ma offre raggi di speranza».

L'intervento del premier a reti unificate ha concluso una giornata di forte tensione nelle colonie dove i settler hanno cercato di impedire ai soldati di distribuire le lettere di espulsione. Ci sono stati anche sporadici incidenti fra i militari e le centinaia di giovani infiltrati nelle ultime settimane nelle colonie di Gaza. Ma sono ancora molti gli oppositori che vogliono abbracciare la causa dei coloni. Circa 500 dimostranti sono stati infatti arrestati dalle forze dell'ordine mentre tentavano di entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Kissufim.

dall'Unità - 17 agosto 05




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17 agosto 2005

Dalla perestrojka al capitalismo puzzolente made in Russia

E' tempo che i dirigenti occidentali accantonino la psicologia e le nozioni dell'era coloniale. Dovranno farlo prima o poi. Finchè l'Occidente continuerà a vedere il Terzo Mondo come una sfera d'influenza e a esercitarvi il suo dominio, le tensioni rimarranno e si formeranno nuovi focolai di conflitti con l'intensificarsi della resistenza antimperialistica.
I nostri avversari occidentali non gradiscono che si parli loro in questo modo. Perdono la calma e si indignano quando diciamo pane al pane. (...) Ho spiegato in molte occasioni che noi non perseguiamo finalità ostili agli interessi occidentali. Sappiamo quanto sono importanti il Medio Oriente, l'Asia, l'America Latina e altre regioni del Terzo Mondo per le economie degli Stati Uniti e dell'Europa occidentale, in particolare per quanto riguarda le fonti delle materie prime.
E' tempo tuttavia di riconoscere che le nazioni del Terzo Mondo hanno diritto d'essere padrone di sè stesse. Hanno raggiunto l'indipendenza politica dopo molti anni di dure lotte. Ora vogliono essere indipendenti anche economicamente. (...). I dirigenti di questi paesi vogliono che siano veramente indipendenti e che collaborino con gli altri su un piano di parità. Oggi, invece, non hanno altro che denutrizione e malattie.
Le loro risorse vengono sfruttate dagli stati avanzati e assorbite nei redditi nazionali di questi ultimi attraverso i canali di uno scambio non paritario. I paesi in via di sviluppo non vorranno tollerare ancora a lungo questa situazione.


Queste le parole di uno dei più grandi uomini di sempre: Mikhail Gorbaciov. L'uomo della perestrojka. Le parole tratte da un libro chiamato proprio così: perestrojka, il nuovo pensiero per il nostro paese e per il mondo.
Un libro stupendo, che negli stessi stati uniti diventò un caso letterario: riesce a mostrare quanto calme, valide e utili fossero le idee e i progetti dell'ultimo segretario del PCUS: evitare di far sprofondare in toto nel capitalismo il suo paese, mostrare al mondo alla gente sovietica il socialismo dal volto umano, moderno.
La perestrojka in Italia la fece Occhetto, con la sua Bolognina, sfasciando il Pc e trasformandolo Pds. Ecco che anche in Russia manco si lesse il testo di Gorbaciov: con la sua ristrutturazione e umanizzazione del socialismo, forse non si avrebbe avuto oggi la situazione nelle Federazione. Redditi procapite ridotti all'osso, pochi ma ricchissimi capitalisti (alla Abramovich) che guadagnano come Gorgon Gekko nel film Wall Street: centinaia di milioni di dollari al solo fare qualche telefonata e acquisto in borsa.
Era proprio questa l'idea di Gorbaciov: aiutare il proprio popolo ad uscire dalla crisi economica. Uscire dalla crisi tuttavia attaccando anche quelle cose che nel sistema non andavano bene. Una produzione più intelligente, meno cumulativa e più ovvia e qualitativa. Un migliore sfruttamento dell'energia nucleare e quelle petrolifera: oggi esse sono in mano a privati, e i prezzi sono saliti verso l'Olimpo del "non compro più costa troppo".
E' il capitalismo bambina, e non piace proprio a tutti.
Il 15 marzo 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell'Urss - il primo parlamento costituito sulla base di libere elezioni - elegge Gorbaciov Presidente dell'Unione Sovietica. (da www.cronologia.it)
L'idea del segretario, poi insignito con il Premio Nobel per la Pace, non ha avuto poi seguito, schiacciato dalle pressioni dei paesi-colonie baltici e non, e dalla "contro-rivoluzione" della destra di Eltsin, che poi ha piazzato un ex Kgb come suo successore. Viaggio nel pianeta Russia, alla scoperta di un mondo che, invece che migliorare come perestrojka intendeva, è caduto nel più basso e viscido dei capitalismo: dal 1991, nella Federazione Russa, ristoro solamente per pochi Paperon de' Paperoni. E la libertà di stampa, è ancora una grossa utopia.
 
(gorbaciov, ultimo capo di stato sovietico)

Perestrojka - Il nuovo pensiero per in nostro paese e per il mondo - Mondadori




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16 agosto 2005

Qualcuno tiene ancora alla laicità dell'America, viva la teocrazia da noi

Il governatore democratico Richard J. Codey ha dichiarato che utilizzera' 10,5 milioni di dollari come fondi per la ricerca sulle cellule staminali, e che la legge che stanzia 380 milioni di dollari per costruire un centro di ricerche sara' approvata dopo le elezioni di novembre. "Investendo nella ricerca sulle staminali rafforziamo la posizione del New Jersey come Stato all'avanguardia in questa nuova branca della medicina -ha detto il governatore durante la sua visita al Kessler Institute for Rehabilitation- Stiamo offrendo una speranza alle persone che soffrono. Persisteremo in questa strada che salva vite umane".

il senatore Codey

dalla newsletter dell'Associazione Luca Coscioni



 




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16 agosto 2005

Quando Radio Londra parlava italiano: anni di guerra e fame

...col progredire della guerra (correva l'anno 1944), sul suolo italiano si diradano i programmi variati e leggeri. Cresce invece a dismisura il numero di messaggi speciali, quelle comunicazioni enigmatiche e affascinanti ("il maggiore con la barba", "la gallina ha fatto l'uovo", "la vacca non da latte") destinate alle forze della resistenza. Oggi tutti conoscono le funzioni di questi messaggi: si riferivano al paracadutare di viveri, armi e uomini, a spostamenti di unità, ad operazioni belliche: ma all'epoca i messaggi erano circondati dal segreto militare più assoluto. Li consegnava in redazione una staffetta motociclistica del Ministero della Guerra; l'annunciatore aveva giusto il tempo di dare un'occhiata al lungo foglio, prima di darsi alla lettura di diecine e diecine di messaggi, con il senso di compiere una mansione di vitale importanza. I messaggi, da poco usciti da una telescrivente militare, spesso inviati da partigiani su una radio da campo, giungevano sovente a destinazione scorretti e persino incomprensibili; e il povero annunciatore doveva cercare di rimediare in qualche maniera, con l'incubo che il suo operato potesse causare una catastrofe.

da www.mclink.it 

Accendi la radio





















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16 agosto 2005

Come sono bravi gli Israeliani: Sharon rischia la carriera, il popolo lo insulta

Questi giorni, il mondo sta vivendo, che lo si voglia mettere o no in evidenza, un momento che verrà scritto nei libri di storia dei nostri nipoti (forse pronipoti): il ritiro da Gaza.
Cercano di scavare nel problema, troviamo due popoli che, francamente, hanno non difficoltà ma un'asma allergica a starsi vicini. Figurarsi a convivere. Una sinistra seria, se lo fosse quella italiana, andrebbe a parlare seriamente della cosa: il ritiro da Gaza, se non altro, qualcosa potrebbe muovere.
Ecco, Sharon sta rischiando la carriera: a me sinceramente lui non piace, dato che rappresenta una destra (o centro-destra) conservatrice e liberale (ossimoro sempre più strisciante nel terzo millennio) alleata con la finanza più creativa, speculatica e nascosta made in Usa. Tuttavia, il premier israeliano rischia davvero la carrirera: il suo tentativo merita rispetto, e un pizzico di fiducia.
Ciò che mi fa irritare, al contrario, è il comportamento di gran parte del popolo israeliano, insomma dell'opinione pubblica. Meglio vincere che pareggiare. Meglio continuare a farsi la guerra che stare in pace. E la squadra, militarmente ed economicamente più forte è quella di stampo occidentale. Che guardacaso è arrivata in quella terra nel dopoguerra, occupando una terra altrui.
La sinistra deve dunque, imparare definitivamente a distinguere Resistenza e Terrorismo, da tutte le fazioni: chi si fa eslodere come un kamikatze per ammazzare civili, è un boia. Non un partigiano. Non per sembrare riformista, ma la sinistra ha i mezzi per migliorare da questo punto di vista: soprattutto RC dovrebbe fare una piccola marcia indietro.
Pur continuando a sostenere la Palestina, la sua gente e questo popolo. Vittima della povertà e della disparità fra est e ovest. C'è una nuova cortina di ferro, a Gaza.




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"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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